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SIAMO DIVERSI

Pubblicato il: 22 aprile 2017

Siamo diversi nel modo di pensare e parlare, nella maniera in cui sentiamo e gestiamo emozioni. 
Siamo diversi nei nostri desideri, in ciò che facciamo e in come ci approcciamo agli altri e alla vita.
Quando queste differenze si manifestano, spesso non le comprendiamo.
Non le consideriamo come l’espressione di una naturale diversità, ma pensiamo che l’altro si stia comportando in modo strano, che abbia qualcosa che non va, che sia stupido, cattivo o impazzito, che ce l’abbia con noi.
Sovente, perciò, tali differenze portano confusione, frustrazione, delusione, vergogna, senso di inadeguatezza, chiusura, rabbia. E a lungo andare minano in nostro benessere.
Cambiare l’altra persona, spingerla a correggere quelli che secondo noi sono difetti diventa allora la nostra missione.
Ci comportiamo quindi come il mitico pigmalione che tenta di scolpire nella pietra la donna (o il partner, il figlio, il collaboratore, il genitore) ideale, fatta a sua immagine e somiglianza. 
E sarà inevitabile nutrire aspettative destinate a essere disattese.
Oppure talvolta ci capita di osservare questa persona e chiederci: Perché non può essere un po’ più come noi ? Perché non si comporta come farei io ?
Qualunque tentativo di modificare gli altri è destinato a fallire in partenza. Ed è inoltre foriero di sofferenza.
Se è vero che nella vita una buona dose di sfide è inevitabile, la maggior parte del dolore è completamente autoindotto: ce lo procuriamo da soli attraverso il nostro modo di pensare, parlare, sentire, agire, ma soprattutto attraverso una maniera errata di relazionarci con noi stessi e gli altri.
Le differenze nelle relazioni invece sono positive.
La natura per esempio è piena di differenze. Basta guardare un prato fiorito e notare i mille colori e profumi diversi. O le mille sfumature di verde di un bosco. O la varietà di forme dei coralli e delle conchiglie.
Pretendere che una persona cambi il proprio carattere e diventi più simile a noi è chiedere l’impossibile. E in realtà non c’è nessun motivo di farlo.
Una rosa non può trasformarsi in un giglio liscio e dallo stelo allungato. Né un pesce in un uccello ed eccellere nel volo.
Se esigiamo che gli altri (nostro figlio, il nostro partner o un collega) diventino come noi, rischiamo di allontanarli dalla loro vera essenza, di bloccare i loro talenti e, se anche riuscissimo nella nostra impresa, rischieremmo di provocare un mare di risentimento.
Il loro cambiamento infatti assomiglierebbe più a una distorsione che a un mutamento. Se la rosa fosse trasformata in giglio, insieme alle spine perderebbe il suo magnifico profumo.
Dovremmo a questo punto domandarci: E se noi possedessimo intelligenze diverse? Se avessimo un diverso modo di gestire lo stress, di esprimere la creatività e di prendere decisioni? Se avessimo un rapporto con il tempo profondamente differente gli uni dagli altri ? Se la maniera in cui comunichiamo, il significato che attribuiamo a determinate parole, toni o gesti fosse differente ? Se non avessimo uguali stili di leadership e di apprendimento? Se ciò che ci rende produttivi o che ci motiva fosse diverso ? Se eccellessimo in ambiti diversi ?
E se esistesse una codifica di queste differenze ? Una sorta di traduttore simultaneo che ci consentisse di comprendere l’altra persona e la lingua che parla e ci desse la possibilità di dialogare e relazionarci facilmente ?
Allora probabilmente più che trasformarci in qualcun altro, potremmo prendere in considerazione l’idea di diventare la miglior versione di noi stessi e aiutare gli altri a fare altrettanto.
Noi il traduttore ce lo abbiamo !!!! info@pensasemplice.it